Frigole è una terra che parla attraverso il suo paesaggio. Ogni angolo, ogni roccia, ogni muretto racconta la storia di un legame indissolubile tra l'uomo e la natura.
Tra gli elementi che hanno plasmato maggiormente il territorio, la pietra occupa senza dubbio un posto di rilievo, simboleggiando la fatica e la sapienza di generazioni di contadini che hanno modellato la terra, rendendola fertile e accogliente.
Il paesaggio frigolino, così come quello di tutto il Salento, è segnato da un substrato calcareo che affiora in tutta la pianura. I contadini, fin dai tempi antichi, hanno dovuto affrontare una difficoltà: frantumare le rocce per rendere il terreno coltivabile. Ogni pietra estratta, però, non veniva sprecata, ma utilizzata come risorsa preziosa. Così, i muretti a secco, oggi simbolo del paesaggio agrario del Salento, sono nati da un lavoro paziente e continuo, che ha visto le pietre trasformarsi in delimitazioni di terreni, in rifugi per il bestiame, in piattaforme per essiccare i frutti della terra. Questa tradizione di costruire senza l'uso di malta, ma solo affidandosi al peso e alla forma delle pietre, ha creato una rete fittissima di muretti che rivelano e proteggono i terreni, creando un paesaggio unico e inconfondibile. La tecnica dei muretti a secco è la testimonianza di un'ingegnosità millenaria che ha permesso alla comunità salentina di adattarsi e prosperare in armonia con la natura. Oltre alla loro funzione pratica e simbolica, i muretti a secco rappresentano anche un elemento fondamentale per l'ecosistema locale. Essi sono infatti rifugi ideali per rettilinei, insetti e piccole creature, contribuendo così alla biodiversità del territorio.
Un altro esempio straordinario dell'ingegno contadino è la tecnica della pseudo-cupola, utilizzata nelle costruzioni a secco. A differenza delle vere cupole, che si reggono grazie alla spinta dei conci, le coperture di queste costruzioni si sovrappongono le pietre in modo che ciascuna si sporga leggermente dalla precedente, creando una chiusura stabile del vano. Questo metodo, pur nella sua semplicità, è una vera e propria arte che testimonia la sapienza nella gestione della pietra e delle risorse naturali.
Nel territorio di Frigole, tuttavia, la pietra riveste anche un altro significato, legato alla preistoria. Le "pietrefitte", menhir che si trovavano un tempo nelle campagne della zona, sono uno degli enigmi più affascinanti del territorio. Segnalate dall'archeologo Giuseppe Palumbo, queste imponenti pietre conficcate nel terreno erano testimonianze di una presenza umana che risale a migliaia di anni fa. La loro altezza media di circa 4 metri e la disposizione orientata da nord a sud erano caratteristiche di un'architettura megalitica che si ritrova in molte altre zone d'Europa. Le pietrefitte di Frigole erano collocate in luoghi significativi, come la masseria Basciucco e un podere appartenente alla famiglia Taurino. Oggi, però, non sono più visibili nelle loro posizioni originali. Nonostante il mistero che ancora le circonda, gli studiosi ipotizzano che queste pietre abbiano una funzione religiosa, forse come segni di culto verso divinità preistoriche. Giuseppe Palumbo, infatti, sosteneva che i menhir fossero eretti per scopi rituali, in un periodo che va dal Neolitico all'Età del Bronzo (circa 5.000-7.000 anni fa). La loro conservazione, però, è stata favorita anche dall'opera del Cristianesimo, che le trasformò in crociere, luoghi di culto con croci scolpite, che ne hanno garantito la protezione nel corso dei secoli.
Le pietrefitte di Frigole, insieme ai muretti a secco, sono testimonianze di un passato remoto che continua a vivere nel presente. La loro presenza ci parla di un paesaggio modellato dall'uomo, ma anche di un rispetto profondo per la natura. Sebbene molte di queste strutture siano andate perdute nel tempo, quelle che sono sopravvissute ci invitano a riflettere sul legame profondo che esiste tra la terra, l'uomo e la cultura del territorio. Oggi, conservare questo patrimonio significa non solo proteggere un'eredità culturale, ma anche mantenere l'equilibrio ecologico che ha (quasi) sempre caratterizzato il luogo. La pietra, nelle sue molteplici forme, continua a raccontare la storia di un popolo che ha saputo vivere in sintonia con la natura, un'eredità che appartiene a tutti noi e che merita di essere valorizzata e trasmessa alle generazioni future.