La Tiaula

La fiaba La Tiaula rappresenta un dono che i bambini di Frigole hanno fatto alla loro comunità, un luogo dove le famiglie, arrivate da ogni angolo del Salento, hanno costruito una nuova casa, portando con sé tradizioni e dialetti diversi. Un mosaico di cultura, unito dalla forza di bonificare le terre e dalla ricchezza dei loro prodotti, come la patata di Frigole. Ma cosa succede quando tante storie si incontrano? Nasce qualcosa di unico, qualcosa che parla di radici, di ricordi, di legami. Ed è proprio questo che i bambini di Frigole hanno saputo fare: ascoltare i racconti dei nonni, custodi di un passato prezioso, e trasformarli in fiabe. Fiabe piene di magia, di personaggi fantastici, ma anche di frammenti di vita vera, di luoghi cari, di tradizioni che profumano di buono. Come la patata, che con la sua semplicità e il suo sapore autentico, è diventata il simbolo di una comunità operosa. Le Fiabe di Frigole sono un ponte tra generazioni, un modo per non dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Ma sono anche un invito a costruire insieme il futuro, a valorizzare le nostre diversità, a fare tesoro delle nostre radici. Perché una comunità unita è una comunità che sa guardare avanti, che non ha paura di sognare, che crede nel potere della collaborazione.

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Testo integrale

C'era una volta una coppia di contadini che si amavano molto e fecero sei figli. Un giorno il marito dovette partire per la guerra e non tornò. La donna, che si chiamava Grazia, credendolo morto, si disperò perché non sapeva come fare a crescere i figli da sola. Una notte sognò un serpente giallo, lunghissimo, con macchie bianche e con le cornicchia. La donna si spaventò e disse al serpente: "Serpentello, che devo fare? Dimmelo, dimmelo, non mi lasciare." Il serpente parlò e disse: "Domani mattina all'alba prendi quella strada, vai sotto gli ulivi, alla pietrafitta del grifone. Là troverai un cavallo nero, prendilo e usalo per arare la terra." La Grazia si svegliò e pensò che fosse il marito a venirle in sogno come un serpente muta-forma. Così fece quello che il serpente le aveva detto. Andò fino alla pietrafitta del grifone, trovò il cavallo e lo portò a casa. Ma il cavallo era alto e magro, non adatto a tirare l'aratro e il carro, perché scappava sempre. La Grazia lo cavalcava per stancarlo, ma non riusciva comunque a lavorare la terra. Un giorno prese il frustino per picchiarlo, ma il cavallo, che era un cavallo magico, cominciò a parlare e disse: "Fermati, Grazia. Se tu non mi fai del male, io ti posso aiutare. Ti dono delle cose magiche. Dentro la mia sella ci sono dei pezzettini di batata. Piantali e vedrai." La donna fece quello che il cavallo le aveva detto. Iniziò a coltivare una patata dal sapore dolce, mai vista prima, buonissima, e fece fortuna perché tutti volevano comprare la patata zuccherina. La Grazia se ne andava sempre in giro in groppa al suo cavallo magico e per questo tutti la chiamavano La Tiaula. Un giorno, mentre stava nell'uliveto, le sembrò di vedere il serpente con le cornicchia. Tornò a casa e trovò il marito, che si era salvato dalla guerra e dopo un lungo cammino era tornato.

E vissero per sempre felici e contenti.

Larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra che ho detto la mia.