Il Cormorano all'Acquatina: sentinella della natura o minaccia per i pescatori?

L'Acquatina, gioiello naturalistico del Salento, ha visto negli ultimi decenni l'arrivo di un nuovo inquilino: il cormorano. Questo uccello acquatico, con il suo piumaggio lucente e il becco adunco, è diventato un volto familiare lungo le rive di questo bacino costiero. Ma chi è esattamente questo nuovo arrivato e quale impatto ha sul delicato equilibrio dell'ecosistema locale?

Il cormorano è facilmente riconoscibile per il suo corpo affusolato di colore nero, impreziosito da riflessi blu-verdi sul piumaggio e sfumature bronzee sulle ali. Nel periodo riproduttivo, sfoggia due macchie bianche, una sulla coscia e l'altra alla base del becco. Quest'ultimo, a forma di uncino, insieme al collo sinuoso a forma di "S", lo rende un predatore abilissimo. Si nutre quasi esclusivamente di pesci, che cattura immergendosi con agilità e nuotando anche in profondità.

Si tratta di un uccello di grandi dimensioni che può raggiungere una lunghezza di un metro, un'apertura alare compresa tra 1,3 e 1,6 metri e un peso che varia tra 1,6 e 2,7 chilogrammi.

Il cormorano è una specie cosmopolita, diffusa in tutti i continenti. Predilige ambienti acquatici, sia salati che dolci, come laghi, lagune, delta, fiumi e paludi, soprattutto se riparati e con acque poco profonde. In Europa occidentale frequenta prevalentemente le coste marine, mentre in Europa orientale e meridionale si concentra maggiormente lungo le acque interne. Nidifica in colonie, scegliendo pareti rocciose, isolette, boschi fitti, canneti o aree palustri. I nidi vengono costruiti su alberi, arbusti o su vegetazione bassa e possono essere rioccupati nella stessa stagione da altre coppie.

In Italia, il cormorano è sedentario, migratore regolare e nidificante, dimostrando una notevole flessibilità nel suo comportamento: mentre un tempo era prevalentemente una specie svernante, negli ultimi decenni ha iniziato a nidificare stabilmente, con un'espansione dell'areale che continua tuttora.

L'insediamento nell'Acquatina, così come in altre zone umide della Penisola, è un chiaro esempio di questa dinamica, legata a fattori come i cambiamenti climatici e la disponibilità di risorse alimentari.

Il cormorano gode attualmente di uno stato di conservazione favorevole sia in Italia che a livello europeo. Nel nostro Paese, le colonie nidificanti sono in aumento, soprattutto nelle regioni settentrionali, dove trovano habitat adatti come fiumi e zone umide. Nonostante questa tendenza positiva a livello nazionale, alcune popolazioni locali, come quelle sarde, mostrano un decremento. I censimenti invernali confermano la diffusione di questa specie. Tuttavia, il suo successo suscita non poche preoccupazioni nel settore della pesca. La dieta ittiofaga del cormorano lo pone in competizione con i pescatori, generando conflitti e portando, in alcune aree, a pratiche di controllo della popolazione come l'abbattimento o la distruzione dei nidi.

È importante sottolineare che esistono metodi di gestione più sostenibili e meno cruenti, come il disturbo controllato o la modificazione dell'habitat, che possono ridurre l'impatto dei cormorani sulle attività umane senza compromettere la loro conservazione.

L'Acquatina, con il suo nuovo inquilino, è un laboratorio naturale dove studiare le dinamiche delle popolazioni e le interazioni tra specie. Il cormorano, con la sua capacità di adattarsi ad ambienti diversi, rappresenta un indicatore sensibile dei cambiamenti climatici e dell'impatto delle attività umane. Monitorare la sua presenza e il suo comportamento nel tempo sarà fondamentale per comprendere meglio i processi ecologici in gioco e per prendere decisioni informate sulla gestione di questo prezioso ecosistema.