Frigole è un nome antichissimo o meglio lo è nella sua forma primitiva di “Ficula”. Poi ci hanno pensato il tempo e qualche scrivano distratto a modificarlo, fino alla forma attuale.
Dunque “Ficula” appare come nome di un casale attorniato, già alcuni decenni dopo l'anno 1000, e ci sono di mezzo nientemeno che i Normanni. Infatti nel 1057 il loro duca di Lecce Rainaldo dona, con i suoi fratelli, alla chiesa leccese di Sant'Andrea (abbattuta a metà Seicento) varie campagne tra cui appunto le “terre di Ficula” (qualche storico contesta però quella data).
Nel 1300 il casale Ficula è testimoniato come proprietà del monastero dei Benedettini “neri”, che vanta la bellissima, antica chiesa dei santi Nicolò e Cataldo, oggi prestigiosa sede di università, a lato del cimitero di Lecce.
Nel 1494 Ficula passa ai Benedettini Olivetani con i quali diventa poco più avanti “masseria fortificata”, cioè con mura e massiccia torre di avvistamento e di difesa contro le temutissime scorrerie dei “Turchi” provenienti dal mare. Gli Olivetani detengono la proprietà di Frigole per più di tre secoli e cioè fino al 1807 quando Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, sopprime l'Ordine Olivetano e ne confisca i beni.
Dopo il 1850 figurano titolari della masseria i Teatini che hanno la loro sede a Lecce nel grandioso convento annesso alla splendida chiesa di S. Irene. Ma anche loro, che pur hanno apportato migliorie alla tenuta, subiscono la confisca verso la fine degli Sessanta.
Chi acquista poco dopo dal Demanio le terre delle masserie Frigole, Casa di Simini e Lamia? Un avvocato leccese di facoltosa e rinomata famiglia, sui 45 anni, sposato da poco e senza figli: Federico Libertini. Con lui inizia, verso il 1870, la “nuova storia” di Frigole. Da allora la masseria ha subito tante trasformazioni. Con la creazione ad un lato della masseria della nuova chiesa, la vecchia cappella è diventata prima una falegnameria poi un negozio. Gli appartamenti del Libertini sono stati suddivisi per ospitare i direttori delle bonifiche del '900. Adesso avrebbe bisogno di una radicale ristrutturazione, ma la burocrazia e le proprietà suddivise rendono difficile la sua rinascita.